La Casa degli Elfi
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Riccardo GarroneRICCARDO GARRONE - Finita l'era dei Mantovani, durata più di vent'anni tra le soddisfazioni sotto la guida di papà Paolo, su tutte lo storico scudetto vinto nel 1991, e le delusioni con il figlio Enrico, su tutte la retrocessione in B del 1999, la società blucerchiata riparte dal petroliere genovese Riccardo Garrone, titolare dell'ERG. Invocato a furor di popolo, visto come l'unica reale proposta cittadina per ambire a sogni di nuova grandeur, l'imprenditore genovese si dimostra perplesso e promette, per l'amore che lo lega ai colori blucerchiati, un aiuto a trovare acquirenti affidabili che rilevino la società, ma esclude un suo coinvolgimento diretto. A causa del fallimento delle trattative con imprenditori stranieri, coinvolti in manovre non del tutto lecite insieme a mestatori che sull'affare vorrebbero lucrare, ecco allora che lui, il disinteressato, il soccorritore pro-tempore, diviene il vero uomo della provvidenza. Prima la salva dal fallimento non solo sportivo, acquisendone la proprietà nel 2002, e poi la rilancia riportandola in serie A al termine del campionato 2002-2003 e issandola all'ottavo posto nella stagione successiva.

Giuseppe Marotta

GIUSEPPE MAROTTA - Marotta è stato chiamato a ricoprire la carica di direttore generale della Sampdoria. Cantello. In collina, al confine svizzero nei pressi di Cantello, Beppe Marotta ha il suo buen retiro a casa del fratello Salvatore. Il direttore generale della Sampdoria, rientrato nella notte da cinque giorni di vacanza al sole della Sicilia, confessa: "Sono gli unici che mi concedo all'anno, ho sposato questo lavoro e questi sono i suoi tempi". I suoi primi tre mesi di lavoro con la Sampdoria, nell'estate 2002, il direttore generale li racconta così. "L'inizio è stato quasi traumatico, mi sono trovato a gestire una realtà societaria appena sanata grazie al sacrificio finanziario del presidente Garrone e una realtà di squadra con lo spettro della retrocessione, catapultato da una situazione come quella di Bergamo dove avevamo raggiunto una tranquilla salvezza. Non potevo più tirarmi indietro, ho dovuto remare e l'ho fatto da uomo di calcio mettendo a disposizione la mia esperienza, curando tutti i particolari, perché il calcio vive di particolari. Chi è attento ad essi la spunta. Due piani di lavoro: società e squadra. Il presidente Garrone, oltre ad essersi impegnato finanziariamente, visto che è un imprenditore di grande spessore, mi ha aperto una strada verso il binomio società-azienda. Ho voluto dare questa impronta e sono circa quindici i dipendenti e collaboratori oggetto di turn over. Il mecenatismo è finito, il campanilismo pure. Il presidente Garrone è molto presente, anche se non sempre fisicamente. Lavoriamo in simbiosi per lo sviluppo dei progetti. Nei miei ormai venticinque anni di calcio ho avuto a che fare con presidenti padroni e con consigli direttivi. Si riesce ad essere più facilmente operativi, più snelli, nel primo caso. Il grande acquisto è stato Novellino. Le pedine possono anche essere modificate secondo le indicazioni del tecnico. I rapporti col tecnico sono quotidiani: inoltre stiliamo bilanci a tappe a fine ritiro, a fine campagna acquisti e ogni tre mesi di campionato. La società ha un budget ben definito per la campagna acquisti, dipendente dalla categoria in cui militiamo. Ha fatto eccezione, ovviamente, il primo anno, durante il quale abbiamo dovuto ricostruire un parco giocatori di livello non sufficiente per puntare alla serie A. A fare maggiormente sensazione, l'anno scorso, è stato che parecchi componenti societari, e mi ci metto io in testa, ma anche tecnici e giocatori, abbiano scelto di cavalcare questa situazione abbandonando la serie A. Spesso si retrocede sul campo, noi l'abbiamo fatto volutamente perché la sfida è contenuta nel nostro carattere."

Walter Alfredo Novellino

WALTER ALFREDO NOVELLINO - Ruolo: allenatore. Data di nascita: 6/4/1953. Luogo di nascita: Montemarano (Avellino). Giiocatore di Milan e Perugia, ha accumulato una presenza in nazionale e vinto uno scudetto con il Milan. E' diventato allenatore del Gualdo nella stagione 1993-1994, ottenendo la promozione in C1, e nel 1994-95 ha ottenuto il terzo posto e il conseguente spareggio per la serie B, poi perso contro l'Avellino. Al Perugia nella stagione 1995-1996 e al Ravenna nella stagione seguente, ha ottenuto due salvezze tranquille in serie B. Nel 1997-1998 ha portato il Venezia in serie A, compiendo il miracolo di riuscire a salvare la squadra lagunare nel campionato successivo, dopo un girone d'andata disastroso. E' tornato in serie B per tentare ancora una scommessa: portare il Napoli in serie A. C'è riuscito al primo assalto, mandando in delirio gli ottantamila del San Paolo. Malgrado la promozione è stato sostituito e ha deciso di ritentare la scalata dalla B alla A con il Piacenza: missione compiuta al primo tentativo. Dopo una salvezza in serie A con la squadra emiliana, nella stagione 2002-2003 ha accettato una nuova sfida, quella di portare in A un'altra nobile decaduta: la nostra Sampdoria. Neanche a dirlo, ci riesce immediatamente. Viene riconfermato sulla panchina blucerchiata per affrontare la stagione 2003-2004 in serie A e subito sfiora la zona Uefa, agganciando l'ottavo posto alle spalle della più esperta Udinese.

Atsushi Yanagisawa

ATSUSHI YANAGISAWA - Ruolo: attaccante. Piede di calcio: sinistro. Data di nascita: 27/5/1977. Luogo di nascita: Toyama (Giappone). Altezza: 177 cm. Peso forma: 74 kg. Appena due anni fa, nonostante Hidetoshi Nakata spopolasse in Italia ed il suo compagno di reparto Shinji Ono avesse vinto da protagonista la coppa UEFA con il Feyenoord, il beniamino del pubblico giapponese e dell'allora CT della nazionale del Sol Levante, Philippe Troussier, era un giovane e minuto attaccante che risponde al nome di Atsushi Yanagisawa. Il nuovo acquisto della Sampdoria era, ed è tuttora, un idolo in Giappone e sebbene sia ancora relativamente giovane può essere definito un veterano della J-League, il campionato nipponico. Non ha un fisico da granatiere, eppure è tra i massimi cannonieri della storia calcistica del suo Paese. Il giovane attaccante tira i primi calci nel FC Higashi Jr. Youth, una scuola calcio tanto celebre da essere protagonista addirittura di un famosissimo cartone animato giapponese. Divenuto liceale, Atsushi gioca con ottimi risultati con la Toyama Daiichi High, squadra della sua scuola, nel campionato giovanile e in questo modo attira l'attenzione dei talent scout del Kashima Antlers, una delle più prestigiose compagini di serie A. Atsushi passa così agli Antlers, e si conferma da subito un enfant prodige: Zico, che in quel periodo era il faro del centrocampo della formazione nipponica, afferma: "quel ragazzo sarà il mio successore". L'esordio nella massima serie non tarda ad arrivare: il 28 agosto del 1996, ad appena 19 anni, al Kashima Stadium, affronta lo JEF United Ichihara. Il piccolo attaccante asiatico abbatterà ogni record di realizzazione. Il suo primo gol arriva solamente 3 giorni dopo, ma in trasferta: il 31 agosto del 1996 allo "Expo '70 Stadium", contro il Gamba Osaka. Nelle sue due prime stagioni con la maglia degli Antlers, Yanagisawa realizza 50 gol, diventando non solo il più giovane cannoniere giapponese di tutti i tempi, ma raggiungendo la vetta delle 50 reti in un tempo record: la sua media realizzativa è da capogiro: 2,25 goal a partita. Nel 1997 viene nominato miglior giovane del campionato, mentre l'anno successivo strapperà a Nakata il titolo di "Player of the Year": è lui, non Hide, il miglior calciatore giapponese del 1998. Ed è subito Yana-Mania: idolatrato dai suoi tifosi, amato dalle ragazzine, messo su un piedistallo da Zico (e si sa per i giapponesi quanto conti il parere di un brasiliano, in tema di calcio). Atsushi diviene, suo malgrado, una star. Come molti calciatori della sua generazione, inizia col tingersi i capelli di rosso o arancio, confermando tra l'altro l'impressione che i fans nipponici siano più interessati ai calciatori che al gioco stesso del calcio. Quel che conta maggiormente, è che l'attaccante entra ben presto nel giro della nazionale: se in quella maggiore viene però convocato, ma mai utilizzato, è nella Under 23 e nell'Olimpica che Atsushi diviene una stella. Qui inizia la sua evoluzione da finalizzatore a rifinitore: per la sua stazza fisica non imponente, Yana viene impiegato da seconda punta, ma spesso arretra a centrocampo a dialogare con le vere menti di quella nazionale, Nakamura e Ono; Yanagisawa dimostra notevoli capacità di leggere la partita, qualità che, abbinate a ottima tecnica e visione di gioco, rendono il ragazzo più partecipe alle manovre della squadra e sempre nel vivo del gioco. Forse aveva ragione Zico quando affermava di vederlo come suo erede: paragoni a parte, la stampa locale inizia a domandarsi se Yana sia ancora una punta o stia diventando un centrocampista. Il fatto è che il giovane è assai generoso, lo dimostrano i numerosi assist che regala al centravanti della nazionale, Hirase, tuttavia la sua naturalezza nel dribblare, nell'attaccare gli spazi vuoti, la sua grande velocità ed il suo scatto sono tipici di un attaccante... qual è il ruolo giusto per Yanagisawa? Mentre tutti se lo domandano, il ragazzo risponde da solo, purtroppo per lui abbassando sempre più la sua media realizzativa. Paradossalmente Atsushi, dopo aver raggiunto la soglia delle 50 marcature, pare si sia bloccato; basti pensare che in 170 presenze nella J-League ha realizzato 69 reti: quindi solo 19 dalla sua terza stagione in poi; in compenso, però, gli Antlers hanno vinto due volte consecutive il campionato. Per gli osservatori superficiali, Yana sembrerebbe una meteora, ma la verità è che il piccolo attaccante diviene sempre più mezzapunta, e ben presto alle reti si sostituiscono gli assist. Arsene Wenger, attuale tecnico dell'Arsenal, è il primo ad intuire la giusta posizione di Atsushi: l'ala destra. In quella zona del campo, Yanagisawa diviene un'arma offensiva letale: corre, sprinta, salta l'uomo, crossa, regala assist e ogni tanto segna, gol belli ma soprattutto pesanti: se osserviamo i tabellini degli incontri in cui il Kashima Antlers ha vinto di misura (1-0, 2-1) molto spesso il goal risolutivo è griffato Yanagisawa. Wenger paragonerà in seguito il giovane giapponese al francese Wiltord, che nell'Arsenal e nella nazionale transalpina ricopre lo stesso ruolo. Nel processo di avvicinamento ai mondiali nippo-coreani del 2002, Yanagisawa è tra le punte di diamante di una nazionale, guidata dal francese Troussier, che annovera stelle quali Nakata, Ono e Inamoto, tutti ingaggiati da team europei. Atsushi si fa conoscere dai tifosi italiani in occasione dell'amichevole Giappone-Italia che precede la kermesse mondiale, allorchè sfrutta al meglio un cross dalla sinistra di Inamoto anticipando la retroguardia azzurra con un saltello ed un tocco d'esterno destro: porta il Giappone in vantaggio sull'Italia. La sorpresa è così grande che il telecronista Bruno Pizzul va completamente nel pallone: non riuscendo a leggere il nome del marcatore, Brunone lo chiama "YA-NA-GA-SHIWA'" e da quel momento continuerà a chiamarlo così per tutta la gara, che finirà poi 1-1 grazie al pareggio di Cristiano Doni (anche lui neo blucerchiato, coincidenza!). Ai mondiali Yana è titolare, e pur non segnando risulta uno dei migliori, regalando due assist e contribuendo al passaggio agli ottavi di finale. Più volte Yanagisawa è stato in procinto di essere ingaggiato da squadre italiane, in passato è stato soprattutto il Perugia a cercarlo: Luciano Gaucci avrebbe voluto ripetere il business fatto nel 1998 con l'acquisto di Nakata. Ora è invece la Samp di Novellino ad essersene assicurata i servigi, e la rosa blucerchiata, ricca di giocatori d'attacco, costituisce un valido banco di prova per l'attaccante giapponese dai piedi buoni. "Sono contento di essere approdato alla Sampdoria. Per me il calcio italiano è una grande sfida, me ne ha parlato molto bene Nakata, non vedo l'ora di cominciare. So che i tifosi italiani sono passionali e non vedo l'ora di mostrar loro tutto il mio valore. Mi ispiro ad Inzaghi, un grande attaccante. Toninho Cerezo, mio allenatore al Kashima, mi ha parlato molto bene del calcio italiano e soprattutto della Sampdoria. Sono orgoglioso di essere qua. Per il momento sono in Italia da solo, ma spero di avere presto accanto anche la mia famiglia." Una curiosità: Yanagisawa gioca sempre con la maglia numero 13, che rappresenta l'età del suo primo bacio! Al termine della stagione 2003-2004, dopo un campionato di A fra luci ed ombre, Yanagisawa lascia la Sampdoria per passare al Messina.

Francesco Antonioli

FRANCESCO ANTONIOLI - Ruolo: portiere. Piede di calcio: destro. Data di nascita: 14/9/1969. Luogo di nascita: Monza (Milano). Altezza: 187 cm. Peso forma: 82 kg. Esordio in serie A: 18/4/1992 (Milan-Inter 1-0). Aveva appena sedici anni quando esordì a San Siro, in Coppa Italia, contro la Juventus. Giocava tra i pali del Monza, la squadra della sua città, e chiariva senza mezzi termini i suoi obiettivi: arrivare in serie A. Di lì a poco, stagione 1986-1987, sarebbe diventato titolare in C1 e si sarebbe costruito una solida reputazione di ragazzo-prodigio, al punto da entrare nelle mire del Milan. In rossonero, dopo una breve parentesi tra Cesena e Modena, ha sofferto il dualismo con Sebastiano Rossi, e pagato oltre il dovuto un errore in un derby del 1992, nonostante la gioia della conquista, da titolare, del titolo europeo con la Nazionale Under 21 di Cesare Maldini. Scaricato in fretta, ha vissuto un altro momento buio a Reggio Emilia, prima di risorgere a Bologna, alla corte di Renzo Ulivieri e sotto la guida di Sergio Buso, all'epoca allenatore dei portieri della squadra rossoblù. A Bologna si è sentito rigenerato, al punto da manifestare il desiderio di chiudere lì la carriera.Invece, nella scorsa estate Fabio Capello, il tecnico che sedeva sulla panchina del Milan ai tempi dell'Antonioli sedotto e abbandonato, lo ha voluto tra i pali della sua Roma. Nonostante qualche momento difficile e qualche contestazione della tifoseria, si è dimostrato affidabile e costante nel rendimento, al punto che per lui si sono riaperte le porte della Nazionale. Agli Europei del 2002 Zoff gli ha assegnato il ruolo di terzo portiere. "Con la maglia numero 1 Francesco Batman... Antonioli." Il pubblico romanista rispondeva allo speaker, ma il boato non era quasi mai totale. Che il ruolo del portiere sia da sempre uno dei più delicati è risaputo. E' difficile, se non impossibile scendere in campo fiutando sfiducia nell'ambiente circostante. Per Antonioli è stato così fin dall'inizio della sua esperienza in giallorosso. In primis i tifosi che al minimo errore non sono riusciti a trattenere i fischi, poi la stampa che faticava a trovare parole di stima nei suoi confronti e anche la società che portava avanti contatti per raggiungere altri portieri. Sicuramente una situazione instabile. Gli unici a far quadrato intorno a Francesco sono stati il tecnico e i suoi compagni di squadra. Rimane indelebile l'immagine di Totti in un Roma-Perugia. Dopo l'infortunio del gol di Saudati, il capitano redarguisce la curva Sud che sbeffeggia Antonioli. Ha trascorso momenti critici ed è proprio lui il primo ad ammetterlo. Ma chi sarebbe riuscito per anni a sopportare una pressione così forte e soprattutto continua? Beh, lui ce l'ha fatta, dando il suo rilevante contributo per la conquista dello scudetto. Nell'estate 2003, il passaggio alla Sampdoria, per un finale di carriera sereno e costellato di nuovi stimoli. Il primo campionato di A lo conferma numero uno affidabile e costante, con poche anche se vistose amnesie.

Cristiano Doni

CRISTIANO DONI - Ruolo: centrocampista. Piede di calcio: destro. Data di nascita: 1/4/1973. Luogo di nascita: Roma. Altezza: 185 cm. Peso forma: 80 kg. Nazionale: esordio, 7/11/01 (Giappone-Italia 1-1); 3 presenze, 1 gol. Esordio in serie A: 31/8/97 (Inter-Brescia 2-1). Doni è passato dall'essere un buon giocatore di provincia a uomo mercato e grande star internazionale nell'arco di una sola stagione, 2001-2002, dopo aver giocato in C2, C1 e B, ben cinque stagioni nell'Atalanta. All'improvviso sono arrivate le prestazioni di altissimo livello, 16 gol giocando da centrocampista di sinistra, la convocazione e il gol in nazionale. "Da allora la mia vita è cambiata, soprattutto fuori dal campo: interviste, foto. Anche andare in discoteca è diventato utopia: devi essere a letto alle dieci, altrimenti la gente, alla prima partita sottotono, dirà che è per colpa della vita sregolata fuori dal campo. Sono esploso così tardi perchè prima non ero pronto, dal punto di vista fisico, soprattutto. Poi, caratterialmente, io sono uno che deve credere molto in se stesso, devo essere convinto di quello che faccio, devo sentire la fiducia dell'ambiente, altrimenti non riesco a dare il meglio, e sino a poco tempo fa non avevo certezze, non mi sentivo protetto. Sono nato a Roma da genitori genovesi, che oggi vivono a Verona. Ho fatto i miei primi passi in una piccolissima squadra, il Borgo Trento: era il club più vicino a casa mia, avevo solo cinque anni. Poi ho cambiato qualche club, sino a quando non sono andato ad un provino, a Modena. Avevo 16 anni e mi presero. Non fu dura andare via da casa: mi divertivo da matti, facevo quello che volevo. La mattina andavamo a scuola e il pomeriggio ci allenavamo. L'allenatore era Sergio Buso, che poi è passato al Bologna: bravissimo. Poi, dopo un anno, ebbi la chance di poter giocare nel Rimini, anche se era in C2. Io volevo fare le cose sul serio, ma a Rimini non si poteva fare un gran calcio, e così alla fine della stagione capii di aver sprecato un anno. Passai alla Pistoiese, richiesto dall'allenatore Roberto Clagluna: fu il salto di categoria in C1. Feci una stagione buonissima, giocando titolare: 31 presenze. Poi, Bologna: mi acquistò Lele Oriali. Ci sono stato due anni, giocavo come punta, ottenemmo due promozioni, ma per me non fu facile, perché l'allenatore Renzo Ulivieri era opprimente. Così passai al Brescia. Là mi voleva il tecnico Edy Reja, che mi aveva visto a Bologna. Il primo anno andammo in A, il secondo iniziarono i problemi: dopo due settimane Reja si era già dimesso. La società non credeva molto in me, me ne resi conto subito. Retrocedemmo, e io cambiai aria, andando all'Atalanta, dove mi volevano veramente tutti e dove sono esploso in pratica al secondo anno. Nel primo non andai granché bene: chissà, forse per questo non riuscimmo a ottenere la promozione, arrivando quinti, con Mutti in panchina. E' stato Vavassori a cambiarmi la vita, la carriera: lui è molto preparato, è una persona corretta, leale, franca, ha la giusta mentalità, sa usare le parole. Mi ha convinto subito che era meglio per me cambiare posizione, andare sulla sinistra. Mi ha trasformato. Gioco sulla sinistra, faccio quello che mi riesce meglio, ovvero giocare a tutto campo partendo da quella posizione." Al Mondiale, insoddisfacente in tutti i sensi, è seguita una stagione negativa per la sua squadra, l'Atalanta, culminata con la retrocessione, anche se Cristiano ha segnato dieci gol. L'ultima stagione a Bergamo ha visto Doni coinvolto in un'inchiesta della Procura Federale. Alcuni calciatori di Atalanta e Pistoiese, incluso Doni, hanno scommesso o consigliato a parenti di scommettere, su partite di Coppa Italia, probabilmente aggiustate, ininfluenti ai fini del risultato sportivo ma evidentemente remunerative per i beneficiari. La carenza legislativa sull'argomento, sanata subito dopo la vicenda, e l'indiziarietà delle prove, hanno portato al proscioglimento dei giocatori coinvolti. Nell'estate del 2003 l'approdo a Genova: "Ho scelto la Sampdoria perchè ho voglia di riscatto e qui ho trovato programmi seri e ambiziosi. Spero di riconquistare anche la maglia azzurra. La retrocessione patita con l'Atalanta rappresenta una ferita ancora aperta, avrei desiderato dare di più, ma nel girone d'andata ho pagato il Mondiale, sia mentalmente che fisicamente." Una curiosità: nell'amichevole Italia-Giappone dell'anno scorso, terminata 1-1, a segnare furono proprio Doni e Yanagisawa, ritrovatisi compagni in maglia blucerchiata. La stagione 2003-2004 la trascorre parzialmente in infermeria, e non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale.

Francesco Flachi

FRANCESCO FLACHI - Ruolo: attaccante. Piede di calcio: sinistro. Data di nascita: 8/4/1975. Luogo di nascita: Firenze. Altezza: 175 cm. Peso forma: 68 kg. Esordio in serie A: 4/9/1994 (Fiorentina-Cagliari 2-1). Flachi non lascia indifferenti. Ha molti detrattori, tra i quali coloro che non ricordano se stessi tra i venti e i trent'anni o pensano che essere ricchi calciatori ripari dagli errori della gioventù: spesso si tratta dei medesimi che non ne perdonavano una all'imberbe Roberto Mancini e ora si stupiscono per la saggezza della sua versione matura. Certo, ci sono anche quelli che nascono vecchi e maturi, ma Flachi non appartiene a tale categoria. Predestinato fin da quando aveva 13 anni, la Fiorentina lo acquistò dalla squadra giovanile Calcio Isolotto per 40 milioni di lire, dietro segnalazione di Miguel Angel Montuori. Dopo la trafila nelle giovanili, ha esordito prestissimo in prima squadra, ma non ha mai convinto appieno, un po' perchè chiuso da grandi campioni, un po' perchè ancora acerbo, soprattutto a livello caratteriale. La svolta durante la stagione 1997-'98: ceduto in prestito per sei mesi ad Ancona, in 17 partite ha fatto 10 gol. Aveva 23 anni, e quei pochi mesi lo hanno lanciato nel calcio che conta, consentendogli di arrivare alla Sampdoria. "L'unico brutto ricordo che ho di quei 6 mesi ad Ancona è la retrocessione in C." Arrivò a Genova da immaturo, ma sta crescendo; con un'impennata nei minuti finali grazie agli assist di due nuovi e decisivi compagni di squadra: sua moglie Valentina e sua figlia Benedetta. Francesco ha mantenuto intatte la sua sincerità e la tendenza, ogni tanto, all'eccesso in campo e fuori. Deprecabile un giallo in autostrada che l'ha visto protagonista. "In autostrada capitano tante di quelle cose. Mi sono arrabbiato perché un'auto mi si è bloccata davanti all'improvviso. Ho dovuto frenare e mia moglie è finita con la testa contro il cruscotto, mia figlia si è spaventata e ha pianto. Ero furioso: quando mi sono affiancato a quell'uomo c'è stato un violentissimo litigio." Il suo nome è stato anche accostato ad una vicenda giudiziaria ancora da chiarire, una storiaccia di cocaina in cui dovrebbe risultare solo testimone della vicenda. Lui non si tira indietro alla domanda diretta: "Che effetto mi fa? Io non ho fatto niente. Non posso discuterne per il segreto istruttorio, mi tuteleranno i miei legali. C'è un solo episodio del 2002 che vorrei cancellare: il calcio di rigore che non ho voluto tirare nel derby. Sono uscito dallo spogliatoio con lo stomaco in subbuglio, la salivazione azzerata, mi tremavano le gambe: sentivo troppo la tensione. E allora ho chiesto a Volpi di calciare dal dischetto. E' un episodio che non riesco a togliermi di mente, ma non perché Sergio il gol non lo ha realizzato: chissà se io ci sarei riuscito. E' perché, che segnassi o non segnassi, il rigorista della squadra ero io e non avrei dovuto tirarmi indietro." Nell'anno della promozione Flachi non ha reso al massimo, almeno quanto i due precedenti campionati in cui, coi suoi gol, ha praticamente tenuto da solo la squadra in B. In crisi in una Sampdoria vincente: facile la contraddizione. Francesco non si è mai negato alla stampa. "Finché di me si parla va bene, è peggio quando si è ignorati. L'importante è che segni la Sampdoria, non Flachi. Mi ha fatto molto arrabbiare quando ho letto la falsa notizia che mi sarei picchiato con l'allenatore. Invece io ho solo un piccolissimo problema, in questa grande Sampdoria: in passato non c'era disposizione tattica, ora invece ognuno ha un suo compito e una sua posizione. E' un gran passo avanti, non indietro, ma per me è più difficile. A volte Novellino mi chiede di aiutare di più Bazzani. Ci sono state circostanze in cui mi è successo di non credere che lui arrivasse a spizzicare la palla di testa, oppure non sono riuscito ad arrivarci per stanchezza. In tre anni ho fatto 40 gol con questa maglia e la Samp è ancora in B, se ne segno solo cinque quest'anno e la squadra sale in A ci metto la firma subito." Ha chiuso la stagione 2002-2003 con un bottino di 9 gol ed un rendimento altalenante, ma la Samp è trionfalmente salita nella massima categoria. Flachi è rimasto a Genova contro ogni previsione di mercato, e si è calato nella lotta per un posto in squadra con una grinta per certi versi inedita, riuscendo a conquistare un posto da titolare, confermato anche nella stagione calcistica successiva, e diventando per tutta Italia, l'uomo-rovesciata: numerose infatti quelle messe a segno durante la stagione 2003-2004.