WALTER
ALFREDO NOVELLINO - Ruolo: allenatore. Data di nascita:
6/4/1953. Luogo
di nascita: Montemarano (Avellino). Giiocatore di Milan e Perugia, ha
accumulato una presenza in nazionale e vinto uno scudetto con il Milan.
E' diventato allenatore del Gualdo nella stagione 1993-1994, ottenendo
la promozione in C1, e nel 1994-95 ha ottenuto il terzo posto e il
conseguente spareggio per la serie B, poi perso contro l'Avellino. Al
Perugia nella stagione 1995-1996 e al Ravenna nella stagione seguente,
ha ottenuto due salvezze tranquille in serie B. Nel 1997-1998 ha
portato il Venezia in serie A, compiendo il miracolo di riuscire a
salvare la squadra lagunare nel campionato successivo, dopo un girone
d'andata disastroso. E' tornato in serie B per tentare ancora una
scommessa: portare il Napoli in serie A. C'è riuscito al
primo assalto, mandando in delirio gli ottantamila del San Paolo.
Malgrado la promozione è stato sostituito e ha deciso di
ritentare la scalata dalla B alla A con il Piacenza: missione compiuta
al primo tentativo. Dopo una salvezza in serie A con la squadra
emiliana, nella stagione 2002-2003 ha accettato una nuova sfida, quella
di portare in A un'altra nobile decaduta: la nostra Sampdoria. Neanche
a dirlo, ci riesce immediatamente. Viene riconfermato sulla panchina
blucerchiata per affrontare la stagione 2003-2004 in serie A e subito
sfiora la zona Uefa, agganciando l'ottavo posto alle spalle della
più esperta Udinese. |
ATSUSHI
YANAGISAWA - Ruolo: attaccante. Piede di calcio: sinistro.
Data di
nascita: 27/5/1977. Luogo di nascita: Toyama (Giappone). Altezza: 177
cm. Peso forma: 74 kg. Appena due anni fa, nonostante Hidetoshi Nakata
spopolasse in Italia ed il suo compagno di reparto Shinji Ono avesse
vinto da protagonista la coppa UEFA con il Feyenoord, il beniamino del
pubblico giapponese e dell'allora CT della nazionale del Sol Levante,
Philippe Troussier, era un giovane e minuto attaccante che risponde al
nome di Atsushi Yanagisawa. Il nuovo acquisto della Sampdoria era, ed
è tuttora, un idolo in Giappone e sebbene sia ancora
relativamente giovane può essere definito un veterano della
J-League, il campionato nipponico. Non ha un fisico da granatiere,
eppure è tra i massimi cannonieri della storia calcistica
del suo Paese. Il giovane attaccante tira i primi calci nel FC Higashi
Jr. Youth, una scuola calcio tanto celebre da essere protagonista
addirittura di un famosissimo cartone animato giapponese. Divenuto
liceale, Atsushi gioca con ottimi risultati con la Toyama Daiichi High,
squadra della sua scuola, nel campionato giovanile e in questo modo
attira l'attenzione dei talent scout del Kashima Antlers, una delle
più prestigiose compagini di serie A. Atsushi passa
così agli Antlers, e si conferma da subito un enfant
prodige: Zico, che in quel periodo era il faro del centrocampo della
formazione nipponica, afferma: "quel ragazzo sarà il mio
successore". L'esordio nella massima serie non tarda ad arrivare: il 28
agosto del 1996, ad appena 19 anni, al Kashima Stadium, affronta lo JEF
United Ichihara. Il piccolo attaccante asiatico abbatterà
ogni record di realizzazione. Il suo primo gol arriva solamente 3
giorni dopo, ma in trasferta: il 31 agosto del 1996 allo "Expo '70
Stadium", contro il Gamba Osaka. Nelle sue due prime stagioni con la
maglia degli Antlers, Yanagisawa realizza 50 gol, diventando non solo
il più giovane cannoniere giapponese di tutti i tempi, ma
raggiungendo la vetta delle 50 reti in un tempo record: la sua media
realizzativa è da capogiro: 2,25 goal a partita. Nel 1997
viene nominato miglior giovane del campionato, mentre l'anno successivo
strapperà a Nakata il titolo di "Player of the Year":
è lui, non Hide, il miglior calciatore giapponese del 1998.
Ed è subito Yana-Mania: idolatrato dai suoi tifosi, amato
dalle ragazzine, messo su un piedistallo da Zico (e si sa per i
giapponesi quanto conti il parere di un brasiliano, in tema di calcio).
Atsushi diviene, suo malgrado, una star. Come molti calciatori della
sua generazione, inizia col tingersi i capelli di rosso o arancio,
confermando tra l'altro l'impressione che i fans nipponici siano
più interessati ai calciatori che al gioco stesso del
calcio. Quel che conta maggiormente, è che l'attaccante
entra ben presto nel giro della nazionale: se in quella maggiore viene
però convocato, ma mai utilizzato, è nella Under
23 e nell'Olimpica che Atsushi diviene una stella. Qui inizia la sua
evoluzione da finalizzatore a rifinitore: per la sua stazza fisica non
imponente, Yana viene impiegato da seconda punta, ma spesso arretra a
centrocampo a dialogare con le vere menti di quella nazionale, Nakamura
e Ono; Yanagisawa dimostra notevoli capacità di leggere la
partita, qualità che, abbinate a ottima tecnica e visione di
gioco, rendono il ragazzo più partecipe alle manovre della
squadra e sempre nel vivo del gioco. Forse aveva ragione Zico quando
affermava di vederlo come suo erede: paragoni a parte, la stampa locale
inizia a domandarsi se Yana sia ancora una punta o stia diventando un
centrocampista. Il fatto è che il giovane è assai
generoso, lo dimostrano i numerosi assist che regala al centravanti
della nazionale, Hirase, tuttavia la sua naturalezza nel dribblare,
nell'attaccare gli spazi vuoti, la sua grande velocità ed il
suo scatto sono tipici di un attaccante... qual è il ruolo
giusto per Yanagisawa? Mentre tutti se lo domandano, il ragazzo
risponde da solo, purtroppo per lui abbassando sempre più la
sua media realizzativa. Paradossalmente Atsushi, dopo aver raggiunto la
soglia delle 50 marcature, pare si sia bloccato; basti pensare che in
170 presenze nella J-League ha realizzato 69 reti: quindi solo 19 dalla
sua terza stagione in poi; in compenso, però, gli Antlers
hanno vinto due volte consecutive il campionato. Per gli osservatori
superficiali, Yana sembrerebbe una meteora, ma la verità
è che il piccolo attaccante diviene sempre più
mezzapunta, e ben presto alle reti si sostituiscono gli assist. Arsene
Wenger, attuale tecnico dell'Arsenal, è il primo ad intuire
la giusta posizione di Atsushi: l'ala destra. In quella zona del campo,
Yanagisawa diviene un'arma offensiva letale: corre, sprinta, salta
l'uomo, crossa, regala assist e ogni tanto segna, gol belli ma
soprattutto pesanti: se osserviamo i tabellini degli incontri in cui il
Kashima Antlers ha vinto di misura (1-0, 2-1) molto spesso il goal
risolutivo è griffato Yanagisawa. Wenger
paragonerà in seguito il giovane giapponese al francese
Wiltord, che nell'Arsenal e nella nazionale transalpina ricopre lo
stesso ruolo. Nel processo di avvicinamento ai mondiali nippo-coreani
del 2002, Yanagisawa è tra le punte di diamante di una
nazionale, guidata dal francese Troussier, che annovera stelle quali
Nakata, Ono e Inamoto, tutti ingaggiati da team europei. Atsushi si fa
conoscere dai tifosi italiani in occasione dell'amichevole
Giappone-Italia che precede la kermesse mondiale, allorchè
sfrutta al meglio un cross dalla sinistra di Inamoto anticipando la
retroguardia azzurra con un saltello ed un tocco d'esterno destro:
porta il Giappone in vantaggio sull'Italia. La sorpresa è
così grande che il telecronista Bruno Pizzul va
completamente nel pallone: non riuscendo a leggere il nome del
marcatore, Brunone lo chiama "YA-NA-GA-SHIWA'" e da quel momento
continuerà a chiamarlo così per tutta la gara,
che finirà poi 1-1 grazie al pareggio di Cristiano Doni
(anche lui neo blucerchiato, coincidenza!). Ai mondiali Yana
è titolare, e pur non segnando risulta uno dei migliori,
regalando due assist e contribuendo al passaggio agli ottavi di finale.
Più volte Yanagisawa è stato in procinto di
essere ingaggiato da squadre italiane, in passato è stato
soprattutto il Perugia a cercarlo: Luciano Gaucci avrebbe voluto
ripetere il business fatto nel 1998 con l'acquisto di Nakata. Ora
è invece la Samp di Novellino ad essersene assicurata i
servigi, e la rosa blucerchiata, ricca di giocatori d'attacco,
costituisce un valido banco di prova per l'attaccante giapponese dai
piedi buoni. "Sono contento di essere approdato alla Sampdoria. Per me
il calcio italiano è una grande sfida, me ne ha parlato
molto bene Nakata, non vedo l'ora di cominciare. So che i tifosi
italiani sono passionali e non vedo l'ora di mostrar loro tutto il mio
valore. Mi ispiro ad Inzaghi, un grande attaccante. Toninho Cerezo, mio
allenatore al Kashima, mi ha parlato molto bene del calcio italiano e
soprattutto della Sampdoria. Sono orgoglioso di essere qua. Per il
momento sono in Italia da solo, ma spero di avere presto accanto anche
la mia famiglia." Una curiosità: Yanagisawa gioca sempre con
la maglia numero 13, che rappresenta l'età del suo primo
bacio! Al termine della stagione 2003-2004, dopo un campionato di A fra
luci ed ombre, Yanagisawa lascia la Sampdoria per passare al Messina. |
FRANCESCO
ANTONIOLI - Ruolo: portiere. Piede di calcio: destro. Data di
nascita:
14/9/1969. Luogo di nascita: Monza (Milano). Altezza: 187 cm. Peso
forma: 82 kg. Esordio in serie A: 18/4/1992 (Milan-Inter 1-0). Aveva
appena sedici anni quando esordì a San Siro, in Coppa
Italia, contro la Juventus. Giocava tra i pali del Monza, la squadra
della sua città, e chiariva senza mezzi termini i suoi
obiettivi: arrivare in serie A. Di lì a poco, stagione
1986-1987, sarebbe diventato titolare in C1 e si sarebbe costruito una
solida reputazione di ragazzo-prodigio, al punto da entrare nelle mire
del Milan. In rossonero, dopo una breve parentesi tra Cesena e Modena,
ha sofferto il dualismo con Sebastiano Rossi, e pagato oltre il dovuto
un errore in un derby del 1992, nonostante la gioia della conquista, da
titolare, del titolo europeo con la Nazionale Under 21 di Cesare
Maldini. Scaricato in fretta, ha vissuto un altro momento buio a Reggio
Emilia, prima di risorgere a Bologna, alla corte di Renzo Ulivieri e
sotto la guida di Sergio Buso, all'epoca allenatore dei portieri della
squadra rossoblù. A Bologna si è sentito
rigenerato, al punto da manifestare il desiderio di chiudere
lì la carriera.Invece, nella scorsa estate Fabio Capello, il
tecnico che sedeva sulla panchina del Milan ai tempi dell'Antonioli
sedotto e abbandonato, lo ha voluto tra i pali della sua Roma.
Nonostante qualche momento difficile e qualche contestazione della
tifoseria, si è dimostrato affidabile e costante nel
rendimento, al punto che per lui si sono riaperte le porte della
Nazionale. Agli Europei del 2002 Zoff gli ha assegnato il ruolo di
terzo portiere. "Con la maglia numero 1 Francesco Batman... Antonioli."
Il pubblico romanista rispondeva allo speaker, ma il boato non era
quasi mai totale. Che il ruolo del portiere sia da sempre uno dei
più delicati è risaputo. E' difficile, se non
impossibile scendere in campo fiutando sfiducia nell'ambiente
circostante. Per Antonioli è stato così fin
dall'inizio della sua esperienza in giallorosso. In primis i tifosi che
al minimo errore non sono riusciti a trattenere i fischi, poi la stampa
che faticava a trovare parole di stima nei suoi confronti e anche la
società che portava avanti contatti per raggiungere altri
portieri. Sicuramente una situazione instabile. Gli unici a far
quadrato intorno a Francesco sono stati il tecnico e i suoi compagni di
squadra. Rimane indelebile l'immagine di Totti in un Roma-Perugia. Dopo
l'infortunio del gol di Saudati, il capitano redarguisce la curva Sud
che sbeffeggia Antonioli. Ha trascorso momenti critici ed è
proprio lui il primo ad ammetterlo. Ma chi sarebbe riuscito per anni a
sopportare una pressione così forte e soprattutto continua?
Beh, lui ce l'ha fatta, dando il suo rilevante contributo per la
conquista dello scudetto. Nell'estate 2003, il passaggio alla
Sampdoria, per un finale di carriera sereno e costellato di nuovi
stimoli. Il primo campionato di A lo conferma numero uno affidabile e
costante, con poche anche se vistose amnesie. |
CRISTIANO
DONI - Ruolo: centrocampista. Piede di calcio: destro. Data
di nascita:
1/4/1973. Luogo di nascita: Roma. Altezza: 185 cm. Peso forma: 80 kg.
Nazionale: esordio, 7/11/01 (Giappone-Italia 1-1); 3 presenze, 1 gol.
Esordio in serie A: 31/8/97 (Inter-Brescia 2-1). Doni è
passato dall'essere un buon giocatore di provincia a uomo mercato e
grande star internazionale nell'arco di una sola stagione, 2001-2002,
dopo aver giocato in C2, C1 e B, ben cinque stagioni nell'Atalanta.
All'improvviso sono arrivate le prestazioni di altissimo livello, 16
gol giocando da centrocampista di sinistra, la convocazione e il gol in
nazionale. "Da allora la mia vita è cambiata, soprattutto
fuori dal campo: interviste, foto. Anche andare in discoteca
è diventato utopia: devi essere a letto alle dieci,
altrimenti la gente, alla prima partita sottotono, dirà che
è per colpa della vita sregolata fuori dal campo. Sono
esploso così tardi perchè prima non ero pronto,
dal punto di vista fisico, soprattutto. Poi, caratterialmente, io sono
uno che deve credere molto in se stesso, devo essere convinto di quello
che faccio, devo sentire la fiducia dell'ambiente, altrimenti non
riesco a dare il meglio, e sino a poco tempo fa non avevo certezze, non
mi sentivo protetto. Sono nato a Roma da genitori genovesi, che oggi
vivono a Verona. Ho fatto i miei primi passi in una piccolissima
squadra, il Borgo Trento: era il club più vicino a casa mia,
avevo solo cinque anni. Poi ho cambiato qualche club, sino a quando non
sono andato ad un provino, a Modena. Avevo 16 anni e mi presero. Non fu
dura andare via da casa: mi divertivo da matti, facevo quello che
volevo. La mattina andavamo a scuola e il pomeriggio ci allenavamo.
L'allenatore era Sergio Buso, che poi è passato al Bologna:
bravissimo. Poi, dopo un anno, ebbi la chance di poter giocare nel
Rimini, anche se era in C2. Io volevo fare le cose sul serio, ma a
Rimini non si poteva fare un gran calcio, e così alla fine
della stagione capii di aver sprecato un anno. Passai alla Pistoiese,
richiesto dall'allenatore Roberto Clagluna: fu il salto di categoria in
C1. Feci una stagione buonissima, giocando titolare: 31 presenze. Poi,
Bologna: mi acquistò Lele Oriali. Ci sono stato due anni,
giocavo come punta, ottenemmo due promozioni, ma per me non fu facile,
perché l'allenatore Renzo Ulivieri era opprimente.
Così passai al Brescia. Là mi voleva il tecnico
Edy Reja, che mi aveva visto a Bologna. Il primo anno andammo in A, il
secondo iniziarono i problemi: dopo due settimane Reja si era
già dimesso. La società non credeva molto in me,
me ne resi conto subito. Retrocedemmo, e io cambiai aria, andando
all'Atalanta, dove mi volevano veramente tutti e dove sono esploso in
pratica al secondo anno. Nel primo non andai granché bene:
chissà, forse per questo non riuscimmo a ottenere la
promozione, arrivando quinti, con Mutti in panchina. E' stato Vavassori
a cambiarmi la vita, la carriera: lui è molto preparato,
è una persona corretta, leale, franca, ha la giusta
mentalità, sa usare le parole. Mi ha convinto subito che era
meglio per me cambiare posizione, andare sulla sinistra. Mi ha
trasformato. Gioco sulla sinistra, faccio quello che mi riesce meglio,
ovvero giocare a tutto campo partendo da quella posizione." Al
Mondiale, insoddisfacente in tutti i sensi, è seguita una
stagione negativa per la sua squadra, l'Atalanta, culminata con la
retrocessione, anche se Cristiano ha segnato dieci gol. L'ultima
stagione a Bergamo ha visto Doni coinvolto in un'inchiesta della
Procura Federale. Alcuni calciatori di Atalanta e Pistoiese, incluso
Doni, hanno scommesso o consigliato a parenti di scommettere, su
partite di Coppa Italia, probabilmente aggiustate, ininfluenti ai fini
del risultato sportivo ma evidentemente remunerative per i beneficiari.
La carenza legislativa sull'argomento, sanata subito dopo la vicenda, e
l'indiziarietà delle prove, hanno portato al proscioglimento
dei giocatori coinvolti. Nell'estate del 2003 l'approdo a Genova: "Ho
scelto la Sampdoria perchè ho voglia di riscatto e qui ho
trovato programmi seri e ambiziosi. Spero di riconquistare anche la
maglia azzurra. La retrocessione patita con l'Atalanta rappresenta una
ferita ancora aperta, avrei desiderato dare di più, ma nel
girone d'andata ho pagato il Mondiale, sia mentalmente che
fisicamente." Una curiosità: nell'amichevole Italia-Giappone
dell'anno scorso, terminata 1-1, a segnare furono proprio Doni e
Yanagisawa, ritrovatisi compagni in maglia blucerchiata. La stagione
2003-2004 la trascorre parzialmente in infermeria, e non riesce ad
esprimere tutto il suo potenziale. |
FRANCESCO
FLACHI - Ruolo: attaccante. Piede di calcio: sinistro. Data
di nascita:
8/4/1975. Luogo di nascita: Firenze. Altezza: 175 cm. Peso forma: 68
kg. Esordio in serie A: 4/9/1994 (Fiorentina-Cagliari 2-1). Flachi non
lascia indifferenti. Ha molti detrattori, tra i quali coloro che non
ricordano se stessi tra i venti e i trent'anni o pensano che essere
ricchi calciatori ripari dagli errori della gioventù: spesso
si tratta dei medesimi che non ne perdonavano una all'imberbe Roberto
Mancini e ora si stupiscono per la saggezza della sua versione matura.
Certo, ci sono anche quelli che nascono vecchi e maturi, ma Flachi non
appartiene a tale categoria. Predestinato fin da quando aveva 13 anni,
la Fiorentina lo acquistò dalla squadra giovanile Calcio
Isolotto per 40 milioni di lire, dietro segnalazione di Miguel Angel
Montuori. Dopo la trafila nelle giovanili, ha esordito prestissimo in
prima squadra, ma non ha mai convinto appieno, un po' perchè
chiuso da grandi campioni, un po' perchè ancora acerbo,
soprattutto a livello caratteriale. La svolta durante la stagione
1997-'98: ceduto in prestito per sei mesi ad Ancona, in 17 partite ha
fatto 10 gol. Aveva 23 anni, e quei pochi mesi lo hanno lanciato nel
calcio che conta, consentendogli di arrivare alla Sampdoria. "L'unico
brutto ricordo che ho di quei 6 mesi ad Ancona è la
retrocessione in C." Arrivò a Genova da immaturo, ma sta
crescendo; con un'impennata nei minuti finali grazie agli assist di due
nuovi e decisivi compagni di squadra: sua moglie Valentina e sua figlia
Benedetta. Francesco ha mantenuto intatte la sua sincerità e
la tendenza, ogni tanto, all'eccesso in campo e fuori. Deprecabile un
giallo in autostrada che l'ha visto protagonista. "In autostrada
capitano tante di quelle cose. Mi sono arrabbiato perché
un'auto mi si è bloccata davanti all'improvviso. Ho dovuto
frenare e mia moglie è finita con la testa contro il
cruscotto, mia figlia si è spaventata e ha pianto. Ero
furioso: quando mi sono affiancato a quell'uomo c'è stato un
violentissimo litigio." Il suo nome è stato anche accostato
ad una vicenda giudiziaria ancora da chiarire, una storiaccia di
cocaina in cui dovrebbe risultare solo testimone della vicenda. Lui non
si tira indietro alla domanda diretta: "Che effetto mi fa? Io non ho
fatto niente. Non posso discuterne per il segreto istruttorio, mi
tuteleranno i miei legali. C'è un solo episodio del 2002 che
vorrei cancellare: il calcio di rigore che non ho voluto tirare nel
derby. Sono uscito dallo spogliatoio con lo stomaco in subbuglio, la
salivazione azzerata, mi tremavano le gambe: sentivo troppo la
tensione. E allora ho chiesto a Volpi di calciare dal dischetto. E' un
episodio che non riesco a togliermi di mente, ma non perché
Sergio il gol non lo ha realizzato: chissà se io ci sarei
riuscito. E' perché, che segnassi o non segnassi, il
rigorista della squadra ero io e non avrei dovuto tirarmi indietro."
Nell'anno della promozione Flachi non ha reso al massimo, almeno quanto
i due precedenti campionati in cui, coi suoi gol, ha praticamente
tenuto da solo la squadra in B. In crisi in una Sampdoria vincente:
facile la contraddizione. Francesco non si è mai negato alla
stampa. "Finché di me si parla va bene, è peggio
quando si è ignorati. L'importante è che segni la
Sampdoria, non Flachi. Mi ha fatto molto arrabbiare quando ho letto la
falsa notizia che mi sarei picchiato con l'allenatore. Invece io ho
solo un piccolissimo problema, in questa grande Sampdoria: in passato
non c'era disposizione tattica, ora invece ognuno ha un suo compito e
una sua posizione. E' un gran passo avanti, non indietro, ma per me
è più difficile. A volte Novellino mi chiede di
aiutare di più Bazzani. Ci sono state circostanze in cui mi
è successo di non credere che lui arrivasse a spizzicare la
palla di testa, oppure non sono riuscito ad arrivarci per stanchezza.
In tre anni ho fatto 40 gol con questa maglia e la Samp è
ancora in B, se ne segno solo cinque quest'anno e la squadra sale in A
ci metto la firma subito." Ha chiuso la stagione 2002-2003 con un
bottino di 9 gol ed un rendimento altalenante, ma la Samp è
trionfalmente salita nella massima categoria. Flachi è
rimasto a Genova contro ogni previsione di mercato, e si è
calato nella lotta per un posto in squadra con una grinta per certi
versi inedita, riuscendo a conquistare un posto da titolare, confermato
anche nella stagione calcistica successiva, e diventando per tutta
Italia, l'uomo-rovesciata: numerose infatti quelle messe a segno
durante la stagione 2003-2004. |